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Riforma del copyright: cosa cambia per le PMI

Riforma del copyright: cosa cambia per le PMI

Poco meno di due anni e la tutela degli editori subirà un’impennata. È, infatti, stata approvata la riforma del copyright dal Parlamento Europeo.

Il 26 marzo è una data storica per le PMI nell’ambito delle industrie culturali e creative, è infatti in questa giornata che il Parlamento Europeo ha approvato in via definitiva la riforma del diritto d’autore.
Ora si devono attendere poco meno di 24 mesi per vedere la Legge approvata – e applicata – in tutti gli stati membri.

Riforma del copyright. Un percorso ad ostacoli

La sottoscrizione della Norma da parte del Parlamento Europeo è un momento storico poiché rappresenta un ultimo passaggio di un iter legislativo piuttosto complesso e complicato.
L’obiettivo dei parlamentari è quello di creare un mercato unico digitale, l’idea figlia della globalizzazione, si basa su dati importanti e significativi.
Il Pil che dipende dal settore delle PMI nell’ambito delle industrie culturali e creative è pari al 9% e corrisponde a circa 12 milioni di posti di lavoro.
Antonio Tajani ha dichiarato la necessità di creare norme omogenee sul territorio proprio a fronte di questi dati:
“Senza norme adeguate a proteggere i contenuti europei e garantire un’adeguata remunerazione per il loro utilizzo online, molti di questi posti sarebbero stati a rischio, così come l’indotto”.

Riforma del copyright. Ora in Italia

Ora che l’Unione Europea si è pronunciata trasformando in Legge la riforma sul copyright, spetta ai singoli stati prenderne atto e agire di conseguenza.
Il Governo, o meglio, quello che ne resta, o il precedente. Insomma, chi sta – stava, pardon! – al Governo, ha mostrato parecchi dubbi in merito all’accoglimento e condivisione di questa norma. Sosteneva, infatti, che la riforma più che un beneficio sarà un danno per le realtà editoriali più piccole”.
Differente è la posizione delle numerose associazioni di categorie italiane, che hanno mostrato tutta la loro gratitudine e soddisfazione per l’approvazione della riforma sul diritto d’autore da parte del Parlamento Europeo.
La definizione perfetta per ricordare la data del 26 marzo secondo le associazioni di categoria è:
“La fine del far west digitale” (Carlo Perrone).

Riforma del diritto d’autore. Un po’ di numeri

Per esprimere la propria opinione in merito alla riforma del copyright, il 26 marzo 2019 al Parlamento Europeo erano presenti 658 deputati.
Escludendo i 36 astenuti, 348 hanno votato a favore e 274 contro.
Numeri importanti per una norma che nel Bel Paese sembra stia passando in secondo piano.
La fase saliente della riforma sul diritto d’autore è la possibilità, o meglio, l’introduzione dell’obbligo di negoziare un equo compenso tra editori di notizie e giganti del web.
Entro 2 anni a far data dalla metà del 2021, tutti gli stati membri dovranno adeguare la legislazione interna. Anche l’Italia che, si mormora, per quella data avrà sicuramente un governo, magari non stabile ma, ci sarà!

Riforma del copyright: cosa cambia per le PMI

Riforma del Copyright. Cosa cambia e per chi

Il fronte più caldo si è sviluppato attorno alla stesura degli articoli 15 e 17, poiché riguardano i punti nevralgici e lo stravolgimento più ingombrante del mondo del lavoro interessato.

Diritti editori e giornalisti

Il diritto prevede la possibilità, e non l’obbligo, di negoziare accordi con le piattaforme web. Gli editori di stampa possono così far valere le proprie ragioni e, appunto, i propri diritti.
Gli introiti dovranno poi essere condivisi con i giornalisti artefici dei testi pubblicati.

I link? Liberi e gratuiti

Le frasi che si utilizzano per presentare un articolo – snippet in gergo tecnico – continueranno ad essere liberi e gratuiti e potranno così salire nel ranking della pagina di Google notizie.

Gli artisti non saranno più dei poveracci

Il connubio artista uguale spiantato cesserà d’esistere. La riforma sul diritto d’autore interviene in questa direzione facendo sì che il compenso riconosciuto a musicisti, artisti e detentori dei diritti sia commisurabile e si muova di pari passo con la diffusione dei contenuti e opere.

Maggiori responsabilità per le piattaforme

L’occhio vigile delle piattaforme come YouTube e Facebook dovrà farsi più intenso poiché saranno loro i diretti responsabili del caricamento da parte degli utenti di materiale protetto da copyright.
I social dovranno, altresì, dotarsi di meccanismi più funzionali e meno automatici per permettere agli utenti di presentare ricorso in seguito ad un’ingiustizia. Si prospettano tempi duri, ma ognuno avrà la sua parte.

Più obblighi ma non per tutti

Wikipedia, PMI, biblioteche, musei, materiali didattici, data mining a scopo scientifico e altre particolari categorie sono esentate da alcuni obblighi o dovranno applicarle in maniera ridotta.
Diverse le motivazioni che riconducono alla necessità di questo articolo rappresentano un bene per la comunità che, così facendo, si trova a reperire informazioni corrette in maniera libera.

Riforma del copyright. Al passo con i tempi

La presenza nel mondo digitale si prospetta un passaggio necessario per le aziende che intendono avviare un’attività B2B o B2C.
L’epoca del passaparola sembra essere ormai superata e, grazie anche alla continua innovazione del settore digitale, dimostra come chiunque oggi voglia – o debba – essere presente online.

Scegli di intraprendere quest’avventura senza correre il rischio d’incappare in errori sanzionabili.

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